RESCUE PASCOLI - SALVIAMO LE PASCOLI - RETTE DIE PASCOLI

(un pennello - ed una penna - contro le ruspe arroganti e violente)

non è facile disquisire compiutamente di un progetto che coinvolge pesantemente il sentimento di generazioni di cittadini di Bolzano e del quale si conosce quasi nulla, salvo indiscrezioni e notizie frammentarie , per lo più di parte e conseguentemente tendenziose; infatti il progetto di abbattere - senza se e senza ma - il complesso Pascoli Longon non è mai stato sottoposto al giudizio dell’opinione pubblica: e già questo giustificherebbe un doverosa , responsabile, emendante sospensiva .

Questo progetto, che considero ciecamente iconoclasta e dietro il quale non escluderei coesistessero incofessabili intenti autocelebrativi, se attuato sradicherebbe e cancellerebbe un’importante ed insostituibile tessera della memoria storica e culturale della città di Bolzano.

Abbiamo esempi storici, mai dimenticati: il cinema Corso, piegato ad interessi privati, il vecchio ospedale con i suoi secolari alberi – tagliati nottetempo - il ponte Druso ( dove non sono state reintegrate le aquile, non sulla base di considerazioni estetiche ma per la loro rappresentanza – fulgido esempio di logica asservita alle circostanze ).

Nel mirino lo stadio Druso, il Lido, la stazione ferroviaria e chissà che altro.

Il giudizio sulla opportunità di costruire un megalitico polo bibliotecario provinciale ( sull’esigenza e sull’opportunità del quale mi riservo di esprimermi se e quando saranno istituzionalmente e pubblicamente resi noti gli elementi tecnici che hanno informato il progetto ) in pieno centro ed in quel luogo, deve essere formato ed espresso considerando il valore e la valenza storico – culturale e perché no sentimentale, dell’esistente piuttosto che – come fanno - gli ideatori ed i sostenitori e del progetto, sulla base di una tesi, tendenziosa, squisitamente estetica ( il rapporto di valenza tra questa e quello è di 1 a 100 o forse di 1 a 1000 o più probabilmente incommensurabile).

Anche se il complesso Pascoli Longon fosse essere il più brutto esempio – e non lo è in quanto gradevole ed organico al contesto – per quello che rappresenta non potrebbe e non dovrebbe essere toccato.

Vero è che c’è anche chi (come il signor Viola – opinionista, fortunatamente, senza seguito, che ha è espresso il suo pensiero, in un fondo dell’ALTO ADIGE, paragonando il complesso Pascoli Longon al carrettino dei gelati della sua gioventù ) disconosce questo incontestabile valore, esprimendo una posizione che non merita alcuno sforzo di opposizione in quanto autosqualificante di per sé stessa.

Se è necessario un nuovo polo bibliotecario, in quella collocazione, considerato che le scuole sono state trasferite in via Resia, si svuoti l’edificio e lo si adatti alla nuova destinazione: forse non sarà ricordato come il più grande polo bibliotecario delle Alpi mai costruito, ma sarebbe sufficiente e salverebbe la memoria.

Almeno tre generazioni con decine di migliaia di individui hanno frequentato ed hanno formato la loro cultura - per anni – in quelle scuole, i loro anni verdi, gli anni del ricordo incancellabile; è questo che si vuole, con pervicace volontà, cancellare.

Sgomento rabbia, tristezza infinita.

omarb, la pittura al servizio di un ideale